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Violenza tra gli adolescenti: una riflessione necessaria

La violenza tra gli adolescenti sta diventando un tema di cui si parla sempre più spesso. Negli ultimi giorni, casi shock come l’aggressione a un tredicenne all’uscita di scuola da parte di un suo coetaneo a Roma o il pestaggio di tre dodicenni da parte di una baby gang a Bologna hanno fatto notizia in tutta Italia. 

Non mancano purtroppo anche casi estremamente gravi. Come quello avvenuto a La Spezia, dove uno studente diciottenne ha accoltellato a morte un compagno di classe all’interno dell’istituto scolastico. A Sora, in provincia di Frosinone, un liceale di 17 anni è stato invece aggredito con un coltello da un coetaneo all’uscita di scuola, fortunatamente riportando solo una ferita superficiale al collo. 

Questi episodi di violenza giovanile hanno destato sconcerto e preoccupazione nell’opinione pubblica, riaccendendo i riflettori su un fenomeno purtroppo in crescita e ponendo urgenti interrogativi sulle sue cause e possibili soluzioni.

Sono avvenimenti che colpiscono tutti, specialmente i ragazzi che si trovano a vivere la scuola e le amicizie con queste storie sullo sfondo. In questo articolo vogliamo parlarne apertamente: capire perchè succedono e come possiamo reagire insieme per fermarli.

I numeri di un fenomeno in crescita

Le statistiche recenti confermano che la violenza e la delinquenza tra i minorenni sono in aumento. Secondo un rapporto di Save the Children realizzato con il supporto dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno, il numero di minori segnalati per porto di armi improprie (coltelli, bastoni, catene, ecc.) è più che raddoppiato in cinque anni, passando da 778 casi nel 2019 a ben 1.946 nel 2024. 

La tendenza sembra in ulteriore peggioramento. Solo nel primo semestre del 2025 sono già stati fermati 1.096 minorenni trovati in possesso di coltelli o altre armi di questo tipo. Anche altri indicatori riflettono questa escalation. I dati del Dipartimento per la Giustizia Minorile registrano una crescita della delinquenza giovanile di circa +10% in appena nove mesi. In particolare con un incremento specifico degli episodi di accoltellamento negli ultimi anni.

Nonostante questi aumenti preoccupanti, gli esperti segnalano che il tasso complessivo di devianza giovanile in Italia rimane ancora relativamente basso nel confronto europeo, a fronte di tassi molto più elevati in Paesi come Germania o Austria. Ciò però non deve indurre ad abbassare la guardia. L’inquietante crescita di episodi violenti e il diffondersi del fenomeno dei ragazzi che girano armati, indicano un cambiamento sociale in atto che merita attenzione immediata. I recenti fatti di cronaca dimostrano infatti come anche contesti finora ritenuti sicuri, come la scuola, possano diventare teatro di aggressioni brutali, se non si interviene per tempo.

Perché succede? Capire le cause della violenza tra gli adolescenti

Ma perché succedono episodi così gravi tra ragazzi così giovani?
Comprendere i motivi di questa crescente violenza tra adolescenti è un passo fondamentale per poterla prevenire. La verità è che non esiste una sola causa.

Gli episodi citati evidenziano come spesso pretesti futili o conflitti personali possono degenerare in tragedia quando mancano autocontrollo e capacità di gestire le emozioni. Nel caso di Sora, ad esempio, il diverbio è scaturito da una banalità. Un semplice scambio di sguardi tra sconosciuti, ed è degenerato perché uno dei ragazzi ha reagito estraendo un’arma anziché ricorrere al dialogo. Allo stesso modo, a La Spezia sembrerebbe che all’origine dell’omicidio vi fossero ragioni di gelosia legate a rapporti sentimentali fra coetanei, a riprova di come le forti emozioni tipiche dell’adolescenza possano sfociare in atti impulsivi e violenti se non vengono incanalate correttamente.
In queste situazioni, la disponibilità di armi da taglio (spesso portate da casa o acquistate con troppa facilità) diventa un fattore abilitante che rende possibili esiti drammatici.

Spesso chi compie questi gesti estremi vuole dimostrare qualcosa. Magari di essere forte o di avere potere sugli altri, perché dentro di sé si sente debole, insicuro o arrabbiato col mondo.  Accanto ai fattori individuali, vi sono cause familiari, sociali, e culturali più ampie. Gli esperti sottolineano che molti ragazzi violenti vivono in un vuoto educativo e relazionale. Mancano loro punti di riferimento, spazi di aggregazione sani e figure adulte capaci di accoglierli e guidarli. In altre parole, quando la famiglia, la scuola e la comunità non offrono sufficiente sostegno, ascolto e senso di appartenenza, gli adolescenti possono cercare altrove modelli di comportamento, talvolta incappando in esempi sbagliati o estremi.

C’è chi sfoga così frustrazioni personali o problemi familiari, e chi imita comportamenti violenti visti magari nei media o nell’ambiente che lo circonda, pensando che sia “normale” o addirittura figo fare il bullo. Forse a questi ragazzi nessuno ha insegnato un modo diverso e sano di gestire la rabbia o il disagio, e così finiscono per esprimerli nella maniera peggiore.

Un ulteriore elemento da considerare è la cultura della violenza a cui gli adolescenti sono esposti. Viviamo in un contesto mediatico e sociale in cui messaggi aggressivi, immagini di conflitti e modelli “forti” sono all’ordine del giorno. Studi di psicologia sociale (a partire dalle ricerche classiche di Albert Bandura sul learning by observation) mostrano che bambini e adolescenti imparano per imitazione. L’osservazione ripetuta di comportamenti violenti da parte di figure adulte significative aumenta la probabilità che quei comportamenti vengano interiorizzati e replicati dai giovani. 

Se nel loro ambiente gli adolescenti vedono che la violenza è spesso presentata come un mezzo accettabile ed efficace per risolvere problemi (sia nelle relazioni interpersonali sia, in scala maggiore, nei conflitti di cui sentono parlare), finiranno per percepirla anche loro come un’opzione possibile .
Quando la società adulta normalizza la violenza (basti pensare al linguaggio bellico ritornato centrale nel dibattito pubblico internazionale negli ultimi anni), i più giovani ne assorbono la lezione sbagliata. 

Anche la dinamica di gruppo può amplificare la violenza. Quando si è in branco (la cosiddetta baby gang), ci si sente più forti e meno responsabili delle proprie azioni. All’interno del gruppo ci si incoraggia a vicenda a spingersi sempre più in là, perdendo i freni inibitori e la capacità di empatizzare con la vittima. Scatta la logica perversa del “nessuno vuole tirarsi indietro”. Così anche ragazzi che da soli forse non farebbero i prepotenti finiscono per partecipare ad atti molto violenti pur di sentirsi parte del gruppo.
Naturalmente, cercare di capire le cause non significa affatto giustificare chi usa violenza. Un gesto violento è sbagliato, punto e basta. Ma comprendere cosa c’è dietro questi comportamenti può aiutarci a trovare le strategie giuste per prevenirli e fermarli sul nascere.

Prevenzione e strategie di contrasto

Di fronte a un problema così complesso, è necessario intervenire su più fronti con un mix di misure educative, preventive e di controllo. Ecco alcune strategie chiave su cui istituzioni e comunità dovrebbero puntare:

  • Maggiore sicurezza e controlli nelle scuole
    Le istituzioni stanno valutando provvedimenti immediati per arginare l’emergenza. Tra questi, si discute l’installazione di metal detector agli ingressi degli istituti scolastici e il divieto assoluto per i minorenni di portare coltelli o altre lame fuori casa. Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha dichiarato di essere già al lavoro con il Ministero dell’Interno per introdurre misure straordinarie di sicurezza nelle scuole. Parallelamente, si prospetta un inasprimento delle sanzioni per chi viene sorpreso armato o si rende responsabile di aggressioni, nel tentativo di dissuadere i giovani dal compiere atti violenti.
  • Educazione ai valori, al dialogo e alla nonviolenza
    La scuola, insieme alle famiglie, deve tornare a essere un presidio educativo fermo nella trasmissione di valori come il rispetto, l’empatia, il controllo di sé e la gestione pacifica dei conflitti. Servono programmi di educazione emotiva e civica che insegnino agli adolescenti come affrontare le frustrazioni senza ricorrere alla violenza, e come comunicare efficacemente in caso di divergenze o litigi. Fondamentale è anche il ruolo di esempio degli adulti: genitori, insegnanti e figure di riferimento dovrebbero incarnare essi stessi i principi di tolleranza e nonviolenza. In pratica, invece di limitarsi a punire i ragazzi, la comunità adulta nel suo insieme deve interrogarsi sul messaggio che sta dando. Solo mostrando ogni giorno che esistono alternative pacifiche e civili alla violenza, gli adulti possono sperare di influenzare positivamente le nuove generazioni.
  • Supporto psicologico e inclusione sociale
    Molti adolescenti aggressivi sono in realtà ragazzi in difficoltà, che esprimono con la violenza un disagio più profondo. Diventa perciò cruciale potenziare il supporto psicologico nelle scuole e nei servizi territoriali, così da individuare per tempo i segnali di malessere e intervenire prima che sfocino in comportamenti pericolosi. Allo stesso modo è importante lavorare sull’inclusione. Offrire ai giovani luoghi di ritrovo, attività extra-scolastiche, sport e opportunità culturali che li tengano lontani dalla strada e diano loro un senso di appartenenza positivo. Le politiche giovanili dovrebbero investire nella creazione di comunità educanti, in cui ragazzi e ragazze possano sentirsi accolti, valorizzati e sostenuti. Solo attraverso interventi di rete, che coinvolgano istituzioni, enti locali, associazioni e famiglie, si può sperare di recuperare i ragazzi più vulnerabili al fascino della violenza, offrendo loro alternative concrete e modelli positivi a cui ispirarsi. 

Cosa fare di fronte alla violenza: consigli per reagire insieme

Parlarne fa sorgere una domanda importante: cosa puoi fare concretamente, se ti trovi di fronte a una situazione di violenza? Sia che capiti a te in prima persona, sia che succeda a un tuo amico o compagno, è fondamentale sapere come reagire in modo sicuro ed efficace. Ecco alcuni consigli pratici da tenere a mente:

  • Allontanati dal pericolo: Se ti trovi coinvolto in una situazione che può diventare violenta, metti prima di tutto la tua sicurezza al primo posto. Allontanati rapidamente dal luogo dell’aggressione e cerca un posto sicuro. Non è codardia, è buon senso.
  • Chiama aiuto senza esitazione: Urla e attira l’attenzione di chi ti sta intorno. Chiama immediatamente un adulto di riferimento: un insegnante, un genitore, un poliziotto, o componi il 112 col cellulare se ti è possibile. È importante che qualcuno intervenga il prima possibile. Non aver paura di chiedere aiuto: non sei solo e fermare la violenza rapidamente può evitare conseguenze peggiori.
  • Stai vicino alla vittima: Se un tuo amico o compagno subisce violenza, non lasciarlo solo dopo. Accompagnalo subito da un adulto di fiducia, fagli sentire che ci sei e che può contare su di te. Anche solo ascoltarlo e confortarlo in quel momento difficile è importantissimo. Sapere di avere amici al proprio fianco aiuta a superare lo shock iniziale.
  • Non tacere, parla dell’accaduto: Dopo un episodio del genere, è fondamentale raccontare tutto a chi di dovere. Parla con i tuoi genitori, con un insegnante, con il preside, con qualsiasi adulto che possa prendere in mano la situazione. Denunciare non è fare la spia, ma un atto di coraggio che protegge te e gli altri. Se chi ha fatto del male non viene fermato, potrebbe rifarlo ancora. Inoltre, parlare dell’accaduto ti aiuterà a superare la paura e a sentirti di nuovo al sicuro.
  • Se la rabbia ti fa perdere il controllo: Può capitare di sentirsi così arrabbiati o feriti da voler spaccare tutto. Se ti accorgi che dentro di te cresce una rabbia cieca e hai paura di fare del male a qualcuno, fermati. Chiedere aiuto in questi casi è il gesto più saggio che puoi fare. Esistono modi per sfogare la rabbia senza far del male a nessuno. Non c’è nulla di cui vergognarsi: riconoscere di avere bisogno di aiuto è un segno di forza, non di debolezza.

L’impegno di Docet Formazione

Noi di Docet Formazione crediamo fortemente che la scuola debba avere un ruolo attivo nel prevenire e contrastare la violenza fra giovani. Per questo motivo, abbiamo integrato nel nostro approccio educativo una serie di azioni concrete rivolte a costruire un ambiente scolastico sicuro, inclusivo e rispettoso. 

Già da tempo abbiamo messo in atto progetti e strategie per educare i nostri studenti su questi temi delicati. Queste problematiche vanno affrontate come parte integrante del percorso di crescita, non solo in momenti straordinari.

Crediamo nel potere del dialogo: in classe incoraggiamo discussioni aperte e riflessioni critiche su valori come il rispetto, l’empatia e la comprensione degli altri. Aiutiamo i ragazzi a mettersi nei panni degli altri e a sviluppare competenze sociali ed emotive.

Fondamentale è anche offrire uno spazio di ascolto dedicato. Da Docet Formazione gli studenti sanno di poter parlare con insegnanti, tutor o consulenti scolastici di qualsiasi difficoltà o episodio spiacevole, senza timore di essere giudicati. Ogni segnalazione di comportamento violento o prepotente viene presa molto sul serio. Interveniamo subito, coinvolgendo anche le famiglie e, se necessario, professionisti esterni, per risolvere il problema alla radice. Non tolleriamo atti di bullismo o violenza nel nostro ambiente scolastico, e allo stesso tempo lavoriamo con chi sbaglia per fargli capire la gravità delle proprie azioni e come correggerle.

Il nostro obiettivo quotidiano è far sentire ogni studente al sicuro e valorizzato. Nessuno dovrebbe aver paura di venire a scuola: la scuola deve essere un luogo dove ci si sente protetti, supportati e liberi di imparare

Docet Formazione si impegna a rendere questo ideale una realtà concreta, giorno dopo giorno. Solo in un ambiente di fiducia e rispetto reciproco i giovani possono davvero crescere e dare il meglio di sé. 

La violenza tra gli adolescenti è un fenomeno complesso e multidimensionale, che non ammette risposte semplicistiche. Noi siamo fermamente convinti che, attraverso il dialogo e la costruzione di relazioni di fiducia con i ragazzi, sia possibile promuovere una cultura della nonviolenza e del rispetto reciproco. Solo così potremo sperare di ridurre gli episodi di violenza tra gli adolescenti e garantire ai nostri giovani un futuro più sicuro e sereno.

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