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Hikikomori: il fenomeno sociale è in crescita anche in Italia

Nel corso degli ultimi decenni, il fenomeno degli hikikomori ha attirato sempre più attenzione in tutto il mondo. Originario del Giappone, dove è emerso per la prima volta negli anni ’90, “hikikomori” in giapponese significa “stare in disparte” e oggi viene usato per indicare un comportamento di isolamento estremo e volontario, spesso caratterizzato da un ritiro dalla società e dall’evitare qualsiasi interazione sociale significativa.

Chi sono gli hikikomori?

Il fenomeno degli hikikomori si è diffuso anche nel nostro paese e ci sono molti segnali che indicano un aumento dei casi di ragazzi che si ritirano dalla scuola e dalla società e vivono in isolamento sociale prolungato.

Gli Hikikomori sono infatti, soprattutto giovani di età compresa tra i 14 e i 30 anni, principalmente maschi (tra il 70% e il 90%), anche se il numero delle ragazze sembra essere in aumento.  

Gli hikikomori sono adolescenti o giovani adulti che si sentono sopraffatti dalle aspettative sociali e hanno difficoltà ad adattarsi alle richieste del mondo esterno. Iniziano a isolarsi progressivamente, ritirandosi nella loro stanza e rifiutando ogni forma di contatto sociale.

Spesso trascorrono la maggior parte del loro tempo all’interno delle loro abitazioni, impegnandosi in attività solitarie come i videogiochi, l’uso eccessivo di Internet o i media. Questi comportamenti possono aggravare il loro isolamento sociale e contribuire a una dipendenza da tecnologia, rendendo ancora più difficile il loro reinserimento nella società.

Di recente due importanti organi di ricerca nazionali, il CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) e l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), hanno provato a mappare il fenomeno all’interno della popolazione studentesca italiana e hanno presentato i risultati di questo studio nel corso di una conferenza svoltasi nel marzo 2023.

In particolare il CNR ha rilevato circa 50mila hikikomori nella fascia di popolazione tra i 15 e i 19 anni, mentre l’ISS ne ha identificati circa 65mila tra gli 11 e i 17 anni. 

Questi risultati sembrano delineare un trend in crescita, accelerato dalla pandemia, ma tendenzialmente già in ascesa anche prima del Covid-19. 

Oggi in Italia, secondo lo studio, il 2,1% del campione di oltre 12mila studenti intervistati, attribuisce a sé stesso la definizione di Hikikomori, il che permette di stimare che circa 54 mila studenti siano colpiti da questo fenomeno.

Si parla di circa 30.175 studenti delle scuole medie, e circa 35.792 delle superiori. L’età che si rivela maggiormente a rischio per la scelta di ritiro è quella che va dai 15 ai 17 anni, con un’incubazione delle cause del comportamento di auto-reclusione già nel periodo della scuola media.

Quali sono le cause alla base del fenomeno hikikomori?

Ci sono molteplici fattori che contribuiscono all’emergere degli hikikomori, tra cui l’alta pressione sociale, il disagio psicologico, la mancanza di opportunità lavorative e la mancanza di supporto familiare.

Inoltre, come già anticipato, l’ansia sociale provocata dal lockdown ha causato numerose conseguenze sul benessere psicologico delle persone e, in alcuni casi, può aver favorito depressione e isolamento sociale.

“Alla base di questa condizione, spiega lo psicologo Marco Crepaldi, fondatore dell’associazione Hikikomori Italia, c’è un disagio adattivo sociale. I giovani, che sperimentano una forte ansia sociale, faticano a relazionarsi con i coetanei e ad adattarsi alla società. Sono spesso ragazzi molto intelligenti, con un elevato QI, ma di carattere molto introverso e introspettivo, sensibili e inibiti socialmente, convinti di stare meglio da soli, lontani da tutti.“

I principali campanelli di allarme a cui le famiglie dovrebbero prestare attenzione, chiarisce Marco Crepaldi, sono legati all’insofferenza nella socialità. Dapprima, il rifiuto è legato alle attività extrascolastiche come sport o uscite con gli amici. Successivamente, segue anche il rifiuto della scuola. L’ambiente scolastico viene vissuto in modo particolarmente negativo. Molte volte dietro l’isolamento si nasconde una storia di bullismo.

Tutto questo porta a una crescente difficoltà, demotivazione e depressione del soggetto.

In seguito all’isolamento prolungato si innescano diverse problematiche che coinvolgono anche la salute. Oltre ad aumentare il rischio dello sviluppo di uno stato depressivo, la condizione Hikikomori ha impatto negativo su alimentazione e attività fisica, che vengono totalmente trascurate, così come la cura della propria persona. Generalmente, gli hikikomori vivono di notte e dormono di giorno, invertendo completamente il ritmo sonno-veglia. Inoltre, il rischio di sviluppare una tendenza autodistruttiva è elevato. 

All’ansia sociale si aggiunge poi, l’ansia del tempo perso e la sensazione di non poter più fare nulla per rimediare alla loro vita, ormai compromessa. 

Inoltre, perdendo contatto con la realtà, aumenta il rischio di sperimentare disturbi dissociativi e ossessivo compulsivi.

Il ruolo della scuola

Quando è stato chiesto ai ragazzi della chat di Hikikomori Italia (associazione nazionale di informazione e supporto sul tema dell’isolamento volontario giovanile): “Se poteste scegliere, cosa cambiereste in questa società?”, molti di loro hanno risposto, immediatamente e senza nemmeno pensarci: “la scuola”.

L’ambiente scolastico è un luogo vissuto con particolare sofferenza, non a caso la maggior parte inizia l’isolamento proprio durante gli anni delle medie e delle superiori.

La scuola gioca un ruolo fondamentale nel prevenire e affrontare il fenomeno degli hikikomori. 

Innanzitutto, è importante che le istituzioni scolastiche siano consapevoli del fenomeno e possano identificare i segnali precoci di un possibile isolamento sociale. I docenti e gli operatori scolastici devono essere formati per riconoscere i segnali di disagio emotivo e psicologico tra gli studenti, in modo da poter intervenire tempestivamente.

La creazione di un ambiente scolastico inclusivo e accogliente è essenziale per prevenire l’isolamento sociale. La scuola dovrebbe promuovere la partecipazione attiva degli studenti attraverso attività extracurriculari, progetti di gruppo e programmi di tutoraggio

Inoltre, è fondamentale che le scuole offrano sostegno psicologico e servizi di consulenza accessibili agli studenti che manifestano segnali di disagio emotivo.

Le istituzioni educative dovrebbero collaborare con gli esperti, gli psicologi e gli assistenti sociali per organizzare seminari, conferenze e campagne di sensibilizzazione per informare il pubblico sulle cause e le conseguenze dell’hikikomori. 

L’impegno di Docet Formazione

Abbiamo accolto diversi ragazzi Hikikomori nella nostra scuola, ognuno di loro con le sue specifiche esigenze e caratteristiche. Al centro di tutto deve essere messo il loro benessere, senza alimentare le pressioni e le aspettative sociali, che sono la causa dell’isolamento. 

Per questo motivo, se il ragazzo rifiuta la scuola, è bene non insistere ma trovare un piano didattico personalizzato. Siamo in contatto quotidianamente con le famiglie e gli psicologi che seguono i nostri alunni, per trovare una strategia di azione sinergica.

Solo attraverso un impegno congiunto di scuole, famiglie, professionisti e società, sarà possibile affrontare il fenomeno degli hikikomori e offrire opportunità di riabilitazione sociale a coloro che ne sono colpiti.

Il nostro obiettivo è quello di fornire gli strumenti necessari per poter aiutare i ragazzi, mettendo in pratica quotidianamente le competenze del “saper osservare, accogliere e ascoltare”, così da compiere il primo passo verso la costruzione di una rete di sostegno funzionale agli studenti e alle loro famiglie. 

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