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La dispersione scolastica è una piaga che mina il futuro del Paese perché incide sia sulla qualità educativa e formativa delle nuove generazioni che sui conti dello Stato.

DATI PREOCCUPANTI

Sono quasi due milioni (1,8) gli studenti che negli ultimi dieci anni hanno abbandonato la scuola prima dell’esame di maturità, mentre negli ultimi 20 anni la cifra sale a 3,5 milioni (fonte: Dossier Tuttoscuola). Il costo per lo Stato è enorme: in media 2,7 miliardi di euro l’anno. Come se sparisse dalla mappa scolastica, ogni anno, una città di medie dimensioni.

Un dramma che non si conclude al momento dell’abbandono, perché uno studente senza titolo e adeguata formazione avrà enormi difficoltà in futuro a trovare opportunità di lavoro e di inserimento sociale. Secondo gli ultimi dati diffusi dal MIUR, a lasciare la scuola secondaria di primo e secondo grado sono in particolare i maschi, gli alunni stranieri, i residenti nel Mezzogiorno e gli studenti che si trovano a dover gestire un ritardo scolastico.

I MOTIVI DELL’ABBANDONO

Ma perché i giovani lasciano la scuola o la frequentano in modo irregolare? I motivi possono essere vari. Sicuramente l’aspetto socio-economico incide. Così come incide la spinta culturale che arriva dall’ambiente familiare. Oppure la spinta motivazionale, il senso opprimente di responsabilità che ricade sul ragazzo o la ragazza che frequenta un istituto, il senso di inadeguatezza, l’incertezza verso il futuro o la possibilità di trovare una occupazione desiderata, ma anche scarsa efficacia dell’istruzione ricevuta e la necessità di essere seguiti e motivati nel proprio percorso di crescita scolastica e personale.

LA DISPERSIONE TRA LE PRIORITA’ DEL MIUR

Il tema è stato inserito al centro delle priorità dell’Atto di indirizzo del Miur illustrato in questi giorni dalla nuova ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. E’ stato avviato anche un vero e proprio “patto” tra Ministero dell’Istruzione-Dipartimento Pari Opportunità e Famiglia-Comuni (ANCI) per contrastare la dispersione scolastica e garantire il diritto allo studio. “I principali soggetti che possono incidere positivamente sulla vita quotidiana dei nostri ragazzi uniscono le forze, per la prima volta, e dichiarano di voler lavorare insieme, in una sinergia costante che possa dare risposte celeri agli studenti. Da un lato – ha dichiarato Lucia Azzolina – svilupperemo insieme le iniziative su cui ci sono competenze comuni che possono essere messe a sistema”.

LE POSSIBILI SOLUZIONI

Per evitare l’abbandono e la frequenza “a singhiozzo” della scuola da parte degli studenti, occorre mettere l’alunno al centro del processo di insegnamento e formazione. Considerare lo studente come un “singolo diamante grezzo da lavorare”, come una singola persona da valorizzare, non solo come facente parte di un gruppo. In molti casi c’è bisogno di recuperare una motivazione che non sia esclusivamente scolastica ma anche e soprattutto personale, fatta di crescita, di ritrovo,

di autostima e fiducia nelle proprie capacità e possibilità. Iscriversi ad una scuola privata come Docet Formazione, con sede a Bologna, può diventare un’alternativa all’abbandono scolastico. “Non pensiamo che la paura sia uno strumento educativo valido – raccontano i responsabili di Docet Formazione – preferiamo che i nostri allievi vivano la scuola in serenità, concentrandosi solamente sui propri studi e i propri progressi. Adattiamo i nostri tempi e il nostro metodo all’individualità di ciascuno per raggiungere i risultati migliori in tempi ridotti”. E grazie all’e-learning, le lezioni e i corsi di studio possono essere anche frequentati on-line. Una opzione che può valere per gli studenti che praticano sport o che già lavorano. Un’ottima alternativa all’abbandono scolastico. “Con il diploma on-line – spiegano da Docet, è possibile evitare il tempo degli spostamenti, studiare con le tempistiche che sono più comode ed essere seguiti a distanza da un team di docenti preparati che viene incontro alle esigenze dei nostri studenti”.

 

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